mercoledì 8 agosto 2012
Tutto in una notte
Il telefono di soprassalto. Mi sveglio. Guardo l’ora, le due. A quest’ora di notte! Un sussulto di cuore. Aspetto la segreteria telefonica, muta, nessuno parla. Non era urgente, mi rassicuro. Ma chi può essere a quest’ora? Tre squilli e poi niente, tre squilli per svegliarmi. Chi può essere? Cerco tra i volti di giorno una faccia qualunque. Ma è uno sbaglio. “Non lo vedi che è uno sbaglio?” Mi dico ad alta voce per convincermi, per riaddormentarmi. Hanno sentito la segreteria e si sono accorti d’aver sbagliato. Dio devo cambiare quel messaggio. Che voce gracchiante! Domani devo alzarmi presto. Buonanotte.
Dopo cinque minuti risuona e io riaspetto. Accendo la luce e guardo il soffitto. Aspetto la voce, una qualunque.
“Dai parla, per favore, parla!” Ma niente, solo il tu tu di chi ci ha ripensato un’altra volta.
Niente.
Penso alle tante storie di stalking viste in tv. Alle tante donne perseguitate e condannate all’ansia ed alla paura. Ma chi mai può farmi questo? Scorro i tanti volti della mia quotidianità. Nessuno davvero e neanche il mio ex marito, innamorato perso della sua compagna.
E se fosse quel tizio sposato del terzo piano?
Lui sa che vivo da sola e stranamente ogni sera l’incontro. Qualunque sia l’ora mi aspetta per prendere insieme l’ascensore.
“Prego Signora”. Che voce da maniaco!
Mi fa passare davanti e si tiene distante. Sono sicura che la cortesia che ostenta è solo un pretesto per vedermi le forme da dietro. Ha la faccia da maiale ed ora, a pensarci, non me ne vengono altri. Sì sì, senz’altro è lui…
Del resto chi altro può sapere che dormo da sola? Colleghi, amici, parenti. Chi mai potrebbe spaventarmi in questo modo? Resto muta, quasi non respiro. La casa è piena di rumori: un mobile che scricchiola, acqua che corre nei tubi, il frigorifero, la serranda della sala che sbatte… Vedo con la coda dell’occhio l’ingresso, è più buio del solito, più fitto di tutte le altre sere.
E nell’oscurità vedo ombre che si materializzano e poi svaniscono. In questi momenti mi sento indifesa, fragile a qualsiasi evento.
Stranamente penso ad un uomo, una presenza che possa tranquillizzarmi, come se una figura maschile possa allarmarmi e nello stesso tempo darmi sicurezza. Ma qui non c’è nessuno, nessuno per spartire l’angoscia, nessuno a rassicurarmi che non è nulla, ad accarezzarmi i capelli e combattere ora questa paura fatta di niente.
“E’ solo un telefono che squilla!” Cerco di rilassarmi.
Qualcuno davvero che ha sbagliato numero due volte. Guardo l’orologio, sono passati altri cinque minuti. Tutto silenzio. Ok era proprio uno sbaglio.
Penso a Luca, il mio compagno da tre mesi. Non ce lo vedo proprio come stalker. Forse sta cercando di avvertirmi. Chissà forse è successo qualcosa, ma non posso chiamarlo. Che direbbe sua moglie? Che direbbe suo figlio? Quasi rido pensando alla faccia che farebbe… Una telefonata dall’amante alle due di notte!
Magari risponde lei.
“Ciao, tu non mi conosci, io sono Marianna, un’amica di tuo marito…” Dio che imbarazzo!
No, no lascio stare. Mi tranquillizzo, ma rimango ferma, immobile, come se i miei respiri mi impedissero di ascoltare o fossero proprio i miei respiri a causare questi squilli. Guardo ancora l’orologio, oramai sono dieci minuti che il telefono è muto. Potrei mettermi a leggere, ma no, sarebbe come aspettare il prossimo squillo. Meglio dormire, o almeno provarci, volto la testa e rispengo la luce…
Oddio un altro squillo! Due, tre squilli, quattro. “Dopo il bip lasciate un messaggio”. Tu tu tu, poi niente. Buio totale.
Seguo mentalmente quel silenzio, un tunnel senza uscita, un cunicolo senza luce. E’ uno scherzo, è evidente che è uno stupido scherzo. Oppure qualcuno si è accanito su un numero a caso, oppure hanno memorizzato un numero sbagliato.
Nessuno mai potrebbe essere così crudele da farlo intenzionalmente, nessuno di quelli che conosco.
E se fosse un maniaco? La parola mi rimbomba nella testa. Un maniaco sì, uno che mi ha vista passare, magari dove vado a fare la spesa, oppure in coda all’ufficio Postale, oppure mi ha visto entrare al beauty center? Ecco ci sono, il cassiere del discount… E come ha fatto ad avere il mio numero di casa e chi può averglielo dato? No, no nessuno, lo escludo a priori, nessuno mi conosce così bene da sapere il mio nome.
Rovisto tra le conoscenze più strette… chi può sapere il mio numero? Giusto il portiere, il meccanico o l’impiegato di banca… Loro sì che possono risalire al mio nome. E se fosse proprio lui, l’impiegato di banca? Con quella faccia furbetta dietro la scrivania, che insiste e rinsiste sui miei decolté, che insiste e rinsiste su battute che lascio cadere? Ha un umorismo a dir poco cretino. Vabbè lo ammetto, mi fa il filo e lo faccio fare. Proprio l’altro giorno mi ha invitato per una cena take away, naturalmente a casa sua. Lui non va tanto per le lunghe… Cena cinese e sesso! Che squallida combinazione!
Già, una volta mi ha detto che non è sposato, ecco, sicuramente lui è libero a quest’ora di notte, libero di fare queste stupidaggini mentre io sono qui che mi lascio trasportare dal pensiero che a breve un maniaco busserà alla porta. Oddio la porta? L’avrò chiusa stasera? Avrò lasciato le chiavi dentro la toppa, avrò dato almeno due mandate?
Questo dubbio non mi fa dormire.
Mi alzo, prendo la vestaglia poggiata sulla spalliera, accendo la luce. Ho brividi di freddo, i riscaldamenti sono spenti e fuori c’è un tempo da lupi. Piove da tre giorni e le previsioni non promettono nulla di buono. Speriamo che non vada via la luce. Alle volte succede. Intreccio le dita.
Ok la chiave è nella toppa, tolgo e rimetto le mandate per due volte. Chiunque sia ora dovrebbe fare un rumore infernale per entrare in casa! Penso al maniaco… Che faccia può avere un maniaco, che mani, che occhi? Come potrebbe essere vestito? Me lo immagino anziano e fuori moda, con la giacca e la cravatta, oppure con il classico impermeabile chiaro, il bavero alzato e le mani in tasca.
E se è vestito in modo diverso? Come faccio a riconoscerlo, a capire se ha l’aspetto di un impiegato di banca, di un meccanico o di un portiere?
Dio che tardi! Torno in camera pensando alla faccia del maniaco. Mi tolgo la vestaglia e mi rimetto a letto. Sarà difficile riprendere sonno, riposarsi almeno qualche ora prima che faccia giorno. Guardo tra le fessure della serranda, ancora buio. Alle sette mi devo alzare ed io sono qui che penso al maniaco… se non fossi sola, se ci fosse qualcuno con me, forse rideremmo a crepapelle, ma se fossi in compagnia forse nessuno si azzarderebbe!
“Buonanotte.” Mi ripeto a voce alta. Ma non dormo, il pensiero è sempre lì, incollato al telefono.
E se non fosse un maniaco, ma una tragedia? Chissà qualcuno mi vuole avvertire che nei dintorni c’è stato un terremoto, fuori piove e piove sempre quando ci sono queste disgrazie. Magari un’alluvione! Quasi rido per come riesco a collocarmi al centro del mondo, come se quattro squilli dentro una casa privata fossero materia di prima notizia al telegiornale. La luce funziona, il telefono pure. No, non può essere una catastrofe.
Guardo il mio cellulare, nessuna chiamata, nessun messaggio. Quindi il maniaco conosce il mio numero di casa, ma non il numero del telefonino! Comunque per qualsiasi evenienza lo spengo.
“Buonanotte.”
Mi giro e rigiro nel letto. Non so quanto tempo sia passato, non dormo. Anzi sto sudando. Forse mi sono addormentata, forse no. Cerco di tranquillizzarmi pensando agli impegni di domani. Ah giusto, dopo il lavoro, il parrucchiere. Colore e taglio. Questa volta devo fare attenzione, non voglio tagliarmeli troppo corti come la volta scorsa. E poi domani sera la cena con le amiche della palestra…
Penso e comunque non dormo. Che faccio? No, no niente libro. Non riuscirei a concentrarmi. Potrei alzarmi, accendere tutte le luci e far finta che sia già giorno. Che ne so, potrei mettermi a stirare o preparare un dolce. Potrei accendere la radio e scoraggiare i malintenzionati…
Dio, no! Un altro squillo, ma stavolta mi precipito. Devo rispondere, fare la voce sicura, non devo dare il fianco al mio violentatore notturno.
Un “Pronto!” rimbomba tra le pareti buie e silenziose. Ancora un altro “Pronto!”, ora più sicuro, più deciso. Dall’altra parte sento dei suoni strani, sembrano rumori di strada, macchine che corrono sull’asfalto bagnato, forse un cane che abbaia, rumori di pioggia fitta sopra dei vetri. Immagino un uomo dentro una cabina telefonica… Ma esistono ancora le cabine? Dico ancora “Pronto!”, mi accorgo che sto quasi urlando.
Poi finalmente una voce mi parla. E’ lontana, quasi un sussurro, quasi malata. Oddio qualcuno che non sta bene, che chiede aiuto. Ancora un “Prontoooo…”
Eccola ora è più vicina la voce, la riconosco! D’un tratto la tensione si scioglie e lascia il posto alla rabbia. Un respiro profondo. Due. E’ la voce di Fabio, il mio ex marito. Cerco sette parole volgari da mettere in fila, inizio con una a caso, ma lui mi blocca immediatamente.
“Scusa, cara, ho provato a chiamarti al telefonino
ma è spento. Scusa se t’ho svegliata, ma non trovo più le chiavi dell’appartamento. Non riesco a rientrare in casa, Laura è a Parigi.”
Fermo per un istante i miei pensieri. Giusto, Laura, la sua compagna. Ma perché mi chiama? Cosa c’entro io con le sue chiavi? Spero proprio che non stia pensando di passare la notte qui! Mica è matto!
Riprende: “Qui sta diluviando, non so cosa fare. Allora ho pensato di chiamarti.” Si ferma.
“Fabio, sei stato tu a chiamarmi prima, a fare quella serie di squilli?” Lo incalzo speranzosa.
“No, è la prima volta che chiamo e mi hai risposto immediatamente. Non dormivi vero?”
Oddio, allora chi sarà stato? Le parolacce rimangono in gola, l’angoscia risale. Allora davvero c’è un maniaco insonne.
“Ma sei sicuro?”
“Ma che ti prende? Certo che sono sicuro! Perché dovrei dirti una balla…. Senti… volevo dirti, in casa ci dovrebbe essere un duplicato delle mie chiavi.”
Ma è pazzo? Mai avrei sospettato che nella mia casa, anzi nella nostra casa ci fosse la prova del nido d’amore tra lui e Laura, la prova schiacciante della loro relazione clandestina durata per anni, prima che ne venissi a conoscenza, prima che lo cacciassi di casa.
“E’ tra le altre chiavi nel primo cassetto del mobile all’ingresso. Ha un anellino di plastica rosso. Puoi farmi il favore di controllare?”
Stanotte impazzisco per davvero, non è possibile che il mio ex marito mi chiami dopo due anni, nel pieno di una notte turbolenta, e con la sua voce candida mi chieda di cercargli un paio di chiavi. Frugo nel disordine del cassetto, tiro fuori di tutto, cartoline, biglietti da visita, una mia foto a tredici anni e vecchie bollette, frugo e finalmente trovo una chiave mai vista, anonima che sa di box, di cantina, non certo di tradimento, di sesso alle mie spalle.
“Se non ti dispiace vengo a prenderla, per quella del portone vedrò come fare.”
Sento uno strano sollievo, come se per la prima volta la presenza di un uomo dentro questa casa mi rassicurasse, la stessa presenza che per due anni di fila ho cercato con tutta me stessa di farla svanire.
Ho fatto ridipingere la casa per non sentirne l’odore, ho bruciato ogni indizio, qualsiasi prova che mi riconducesse a quel periodo…
“Ok, va bene, ti aspetto.”
Riattaccando cerco tra i tanti anni insieme un ricordo che mi faccia digerire questo “ti aspetto”.Mi rendo conto che è difficile, è stata troppa l’amarezza, la delusione che tra le pieghe della gola ancora sento. Invano cerco di inghiottirlo.
“Va bene t’aspetto.”
Ma che aspetto! Che cavolo aspetto? Una notte sotto la pioggia era il minimo che gli potesse capitare! Una notte dentro una macchina è un dolce imprevisto rispetto a quello che ho dovuto subire! Preferita ad un’altra che non conoscevo, ma di cui purtroppo sapevo dell’esistenza. Guardavo le loro foto di nascosto, al compleanno, alla vigilia della vigilia di Natale, al mare sdraiata sopra un’amaca sotto un palmeto chissà dove. Poi, la sera, far finta di niente, sperare che tutto prima o poi passasse, speravo davvero di riprendermelo indietro.
Che scema! Annusavo le sue camicie per l’ennesima prova, strofinavo i suoi colletti per non farmi accorgere d’aver capito. Lui continuava a comportarsi normalmente, a fare la sua vita. Piena di bugie, di cene con colleghi, di viaggi di lavoro, di partite a tennis… Chissà forse avrebbe continuato per anni, anni, e ancora anni, se una qualunque sera, presa dall’ira davanti all’ennesima menzogna, non ce l’ho fatta più e sono esplosa tirandogli appresso, oltre a piatti e bicchieri, tutti gli indizi raccolti in tanti mesi. Ma la chiave no, quella la ignoravo!
Eccomi ora con la voce imbecille a dirgli “Va bene t’aspetto.” Ma che cavolo aspetto? Io non voglio aspettare nessuno e tanto meno lui.
Adesso davvero non ho più sonno. Sono solo incazzata! Ma chi l’avrebbe mai detto che il destino mi riservasse una notte così magnifica! Che schifo…
Mi infilo la vestaglia ed un paio di ciabatte. Vado in cucina, metto su la moca. Potrei offrirgli un caffè se non ha tanta fretta. Un po’ di latte se ha ancora più tempo. Ma che dico? Gli do la chiave davanti alla porta e guai se entra. Accendo una sigaretta e il gas. Ora sono più tranquilla, mai avrei pensato che quel periodo buio della mia vita mi togliesse l’ansia dello stalker e mi facesse stare più serena!
Vabbè sì, serena è una parola grossa, diciamo almeno senza quell’angoscia di prima… Ma chi è stato a fare quegli squilli? Vado in bagno, mi guardo allo specchio. Oddio che faccia! Il maniaco m’ha distrutta. Mi metto un filo di trucco e rido. Chissà cosa direbbe Luca, il mio amante, se mi vedesse che aggiusto la mia faccia, i capelli, per l’uomo più odiato del mondo e lui sa quanto io possa odiare Fabio. In fin dei conti sono passati solo due anni e non posso essere cambiata. Beh sì, un po’ ingrassata senz’altro. Beh prima o poi questi tre chili di troppo spariranno, almeno mi illudo. A parte la palestra, non ho mai fatto diete e mai le farò, devo solo stabilizzare la mia vita e tutto sarà risolto.
Mi guardo ancora allo specchio. Indecisa allaccio e slaccio l’ultimo bottone rimasto. Non vorrei dargli segnali di alcun genere. Né troppo sulla difensiva e né tantomeno l’immagine di una donna aggressiva. Rido. Chissà quante volte mi ha visto in vestaglia, senza trucco e la faccia assonnata. Ed ora che cambia? A volte mi chiedo cosa mi riserverà la vita. Quanti domani si coloreranno d’azzurro, quanti tramonti di rosso, quante albe d’arancio, innamorata di un uomo che ancora non conosco. Ma esistono gli uomini così? Penso di essere stata proprio sfortunata nella vita tanto da non aver mai conosciuto un pittore… Niente tramonti rossi, solo corna incolori… Ero diventata un’esperta, quando tornava a casa, guardandolo negli occhi, tiravo ad indovinare: “Avrà fatto sesso, stasera?” Nella maggior parte dei casi ci prendevo. Annusando la sua biancheria sporca avevo la conferma.
No!!! Ancora il telefono. Dio me l’ero scordato… Mi precipito di nuovo in ingresso.
“Pronto! Pronto! Pronto!”
M’aspetto la voce di mio marito che ha ritrovato le chiavi. Negli anni non è cambiato per niente, ancora sbadato, ancora assorto nei suoi tanti pensieri.
“Pronto.” Quasi mi dispiace.
“Pronto.” Senza più nessuno che mi riempia questa notte.
“Pronto.” Niente, nessuno risponde.
“Fabio ci sei?” Questa volta non sento rumori di strada.
Tutto in una notte
Adamo Bencivenga
Mi attacco ad un lieve sibilo ma non è il cane di prima e neanche l’asfalto bagnato!
Oddio, di nuovo il maniaco. Aspetto senza fiatare con il telefono incollato all’orecchio Di nuovo l’impiegato di banca o il cassiere del discount.. Certo che l’impiegato di banca se non fosse così invadente non sarebbe poi male, troppo appiccicoso per i miei gusti. Troppo diretto, sa quello che vuole, e chissà quante donne sono disposte a passare con lui solo una notte e cenare take away cinese. Di certo io no! Anche se a volte il sesso mi manca, Luca del resto non ha mai tempo…
Dico ancora “Pronto!” Niente, nessuno, nemmeno il meccanico con le mani sporche di grasso. Rido, per un attimo rido, pensando all’altra notte nel letto da sola, quando il cuscino è scivolato tra le mie gambe, quando per un attimo intenso ho pensato a quelle mani, proprio a quelle mani sporche d’olio che mi toccavano i seni e poi oltre… Strofinavano il mio piacere attraverso il vestito bianco di seta che da anni non metto.
Mi piaceva quel contrasto tra sporco e pulito, quella trasgressione… A proposito, chissà se ancora mi starà bene! Un giorno o l’altro dovrò provarmelo. C’è sempre un occasione no?
“Ma cosa vado a pensare?” E’ possibile che stanotte sia tutto così strano? Adesso ci voleva solo che mi venissero in mente
quei pochi minuti dove mi raccolgo da sola, dove il mondo di fuori è ad uso e consumo di quello che sento. Certo che ci sono un meccanico, l’impiegato di banca e perfino il tizio del terzo piano, sposato e con la faccia da porco che mi dice affettato: “Prego, Signora.” Immagino la sua faccia, il ghigno di voglia… Lo so, lo so che mi guarda il sedere!
Ma ora dentro questa notte tutto si espande, si dilata e mi fa vergognare, come la mia scrittura imprecisa attraverso una lente, come la mia voce dentro un registratore. Tutto diventa onirico, una visione frastagliata senza capo e né coda…
Accendo la radio, solo musica ed io cerco parole. Niente fuori nel mondo non è successo nulla! La spengo.
“Oddio la moca!” Per un attimo l’odore di caffè ha inondato la casa, poi un odore di bruciato. Corro in cucina, il gas si è spento. Dio che disastro! Devo ricominciare, uffa.
Mentre pulisco il piano cottura sento passi per le scale, poi una porta che si chiude. Ora rumori sul soffitto, provengono dalla casa di sopra, ma è disabitata da tempo! Cosa succede? La vecchia padrona è andata a vivere fuori città con sua sorella. Era troppo anziana per vivere da sola.
Sento ancora rumori… prima in corrispondenza del bagno, poi sopra la sala da pranzo. Sono rumori di tacchi, poi niente, poi intensi. Ora un crash di un bicchiere caduto a terra o forse un coltello… Dio ma cosa sta succedendo?
Penso a dei ladri o magari sarà stata riaffittata. Strano che il portiere non mi abbia detto niente e non mi sembra di aver visto un cartello Affittasi. Strano! Comunque a quest’ora è insolito. Penso alla badante ucraina che magari ha conservato le chiavi, penso al nipote che non veniva mai a trovarla. Magari stanotte ha deciso di fare l’alba in compagnia. Sento risa, gemiti, poi porte che sbattono. Ecco sì, li riconosco! Sono inconfondibili rumori d’amore sopra la testa. Anzi no, diciamo pure chiari rumori di sesso.
Oddio tutto stanotte, tutto insieme! I tuoni, la pioggia, gli squilli del telefono, Fabio mio marito che si è perso le chiavi e sta venendo qui, ed ora questi rumori di sesso sopra il soffitto nell’appartamento disabitato…
Ancora il telefono che squilla.
“Pronto! Pronto! Ma chi è???”
Dall’altra parte Luca, il mio compagno. Che gioia sentirlo! Ma ha la voce affannata. “Luca, cosa c’è? Perché mi chiami a quest’ora?”
“Scusami se ti chiamo a casa, il telefono è spento.” La voce è tremante…
“E’ successo qualcosa, non mi far stare in pensiero, dimmi!” Ora sono agitata nuovamente.
“Ti sto chiamando dal bagno. Questa pazza è fuori di sé.” Sento rumori sul soffitto e dentro il telefono.
“Luca, dimmi cosa sta succedendo?”
“Sospetta, dice che ci hanno visti più volte insieme ed anche ieri mano per mano mentre eravamo al centro commerciale. Qualcuno glie l’ha riferito!”
“Ma Luca che dici?” Faccio mente locale: “Ieri non ci siamo visti e al centro commerciale non ci siamo mai andati insieme.”
“Sì lo so! Appunto! Le ho anche dato gli scontrini. Sai io li conservo sempre e dimostrano che ieri non ero lì, ma dall’altra parte della città! Ma non vuole sentire ragioni! Dice che gli scontrini me li procuro per vie traverse. Aiutami tesoro!”
“Calmati! E’ una grossa cantonata!”
“Senti Marianna, sto per farti una richiesta assurda, ma non dirmi no, ok?”
“Dimmi.” Cerco di tranquillizzarmi, ma è un’impresa impossibile.
“Ti prego, te la passo, dille che non stiamo insieme, che siamo solo amici, che siamo colleghi. Che ieri non ci siamo incontrati e che quel giorno che siamo usciti insieme dall’ufficio abbiamo preso soltanto un aperitivo. Ma ieri proprio no! Si sono confusi, perché non eravamo noi al centro commerciale e tantomeno camminavamo mano per mano…”
Presa dal panico non capisco. Prendo tempo.
“Ma cosa dovrei dire?”
Lui riprende affannato.
“Sì, sì, ricordi? Scusami sono confuso. Sto parlando della scorsa settimana quando ci siamo visti in quel bar vicino alla stazione, ed abbiamo parlato di lavoro, dille che non c’era altro in quelle parole.”
Luca è proprio fuori. E’ come chiedere all’oste se il vino è buono! Cerco di farlo ragionare. Comunque sì ricordo. Penso all’esatto momento quando qualcuno possa averci spiato. Sì, in effetti, non ci siamo neanche sfiorati. Portavo una gonna a fiori sotto il ginocchio e la camicetta celeste con le impunture bianche. La borsa sulla sedia vuota e lui di fronte. No, non c’è stato niente. Lui voleva toccarmi, me la ricordo la sua mano tra le sedie di ferro battuto. Ma niente, non ho voluto, in mezzo alla gente non ci riesco. L’atteggiamento era inequivocabile, però non ci siamo sfiorati. Poi ci siamo salutati appena fuori dal bar. Evidentemente lì ci hanno visti. In effetti c’era un tizio con un cappello, tipo investigatore privato. Mi guardava, ma credevo che stesse apprezzando le mie gambe.
Ora la cosa mi è più chiara. La dolce mogliettina ha ingaggiato un investigatore privato e chissà da quanto ci seguono!
“Ti prego.” La voce di Luca è sempre più agitata.
“Te la passo, dille che non è successo niente, che hanno preso una cantonata.”
“Luca aspetta.” Sono in preda ad un tremore inarrestabile.
“Aiutami, ti prego.” Quasi piange
“Luca, scusami, ma non mi sembra il caso. Luca, Luca, mi ascolti? Siamo in un mare di guai, lascia che ti spieghi…” Tu tu tu tu tu…
Sento le forze scemare, oddio non è possibile. Tutto stanotte! Ora anche il poliziotto privato! Sono due anni di notti che non succede assolutamente nulla dentro questa casa, due anni di noie, di sonno, di programmi televisivi scemi. Neanche un rubinetto che perde, un’autoambulanza che si ferma qui sotto, nulla, niente di niente. E invece questa notte... I gemiti sul soffitto continuano, si fanno più intensi. Niente più rumori di tacchi. Sento tonfi contro il muro. Mi danno fastidio. Ora prendo una scopa e comincio a bussare contro il soffitto.
Urla di femmina senza contegno nel momento che chiedi e non ne hai mai abbastanza. Rantoli di maschio invasato. Non è un amore normale, insomma di coppia che si conosce. Sicuramente è l’ucraina… L’ho sempre pensato che quella ragazza avesse un non so che di perverso. Ecco è lei, oppure no, è il nipote della padrona di casa, chissà avrà raccolto qualche signora per strada? Tutto stanotte. Torno in cucina e mi sembra incredibile. Ora ci mancava solo il mio amante, in preda al panico, più povero di spirito di quanto già sospettassi oltre a questa indemoniata che continua a scopare dentro un megafono. Oddio che notte! Oddio che ridicolo! Chiedere aiuto alla propria amante!Ma gli squilli muti di prima? Oddio non mi sono informata con Luca. Forse era lui che tentava, magari dal bagno non prendeva la linea. Ma no, chiamava dal fisso, l’ho letto sul display del mio telefono.
A proposito di display… “Sono proprio scema!” Non ho controllato… Torno in sala e scorro il display del telefono… Nulla, solo NUMERO PRIVATO…
Allora chi sarà stato? Il marito no, l’amante nemmeno. Oppure questa coppia che scopa qui sopra e voleva accertarsi che sotto non ci fosse nessuno? E’ inverosimile lo so, ma io devo pure darmi una ragione… Fuori piove, piove sempre quando l’ansia sale e non accenna a fermarsi. Fuori fa freddo, lo stesso che sento dentro questa vestaglia, nelle ossa. Chissà se l’alba m’aspetta e domani sarà un giorno normale. Oppure ha deciso di rimanere a dormire e questa notte non finirà più?
Oddio, che angoscia! No, no non posso pensare così, non m’aiuta.
“Marianna dai, un po’ d’ottimismo!” Mi ripeto.
Però come è possibile? Ridursi a telefonarmi davanti a sua moglie, che prima non sapeva ed ora sa che c’è una donna che può essere disturbata a quest’ora di notte, che ha un nome e un cognome. Che scemo! Cosa avrà pensato?
Sicuramente alle strette, in ginocchio davanti a sua moglie, ha cercato una qualunque via di fuga. E pensare che m’ha sempre giurato di non volerle una straccio di bene, che prima o poi l’avrebbe lasciata, che dormivano in letti separati e per me avrebbe sfidato il mondo intero. Sono stupidi gli uomini, ridicole noi che ci illudiamo, che li reclamiamo per non essere sole. Spero che non richiami, che si renda conto di quanto meschina fosse la richiesta, quanto assurda l’idea di aver pensato a me per salvare il suo rapporto. Pretendo delle scuse!
Rimetto la moca, oddio squilla di nuovo il telefono! Ma cosa ho fatto per meritare tutto questo? Se per caso avessi una notte da depennare sul calendario della vita, ecco, sceglierei questa. Vado in camera e rovisto nel cassetto delle medicine… Cerco la confezione bianca e blu dello Xanax. Eccole! Spero che non siano scadute, è tanto che non ne faccio uso. E intanto il telefono non smette. E spero che non sia Luca, spero che un briciolo di dignità l’abbia portato a riflettere. Spero che non sia mio marito, il maniaco, questo qui sopra che continua a battere. Ma cosa starà facendo, sembrano rumori d’attrezzi!
Non guardo il display, alzo la cornetta con il cuore a mille.
“M’ascolti?” E’ sempre lui.“Perché mi hai attaccato il telefono?” Sento rumori più forti, cocci, urla diverse da quelle che continuano sul soffitto.
“Ma, io veramente non ho attaccato un bel niente…” Tento d’infilare due parole sensate nell’intercapedine del trambusto.
“Ascoltami Luca, secondo me tua moglie ha le prove, un investigatore privato…”
Niente, non ascolta: “Perché mi hai attaccato?”
Penso tra me e me: “Luca è finita, non ti conoscevo, ti conosco stasera.”
“Perché mi hai attaccato!!! Urla. “Ti passo Daniela.”
Oddio che situazione!
“No Luca aspetta, non passarmi nessuno, né Daniela né qualsiasi altra donna.” Mi accorgo che sto parlando con una calma sorprendente.
Lui grida più forte, ora è davvero fuori di sé.
“Che ti costa dire che tra noi non c’è nulla, che non c’è mai stato niente!” E grida più forte per farsi sentire.
Nulla non riesco a parlare.
“Che cazzo ti costa dire una bugia. Anzi senti, visto che non vuoi mentire dille che ci siamo fatti insieme delle belle e buone scopate, ma che non c’era altro tra noi, né amore e né affetto, poi me la sbrigo io!”
“Ascolta Luca!” Sto perdendo la pazienza.
“E’ la verità, cazzo, perché non vuoi dirla? Eccola sta arrivando…”
Stavolta attacco per davvero. Mamma mia, non è possibile.
Che meschino, in un attimo ha rinnegato tutto! E poi perché mi deve mettere nella condizione di giustificarmi, io non devo chiedere scusa a nessuno, io sono libera. E’ lui che si è cacciato in questa situazione e come un bambino non riesce ad uscirne da solo. Mi è parso che stesse ancora piangendo. Troppo piccolo e misero per meritare il mio aiuto. Luca, Luca, non l’avrei mai pensato che un uomo potesse essere così coniglio. Luca addio. Che bambino che mi sono andata a cercare! Solo perché una sera uscendo dall’ufficio c’era un uomo che mi fissava e poi m’ha seguita fin dentro la metro. E poi l’autobus, le strade buie di un quartiere che non conosceva. E poi la spesa, il salumiere, il bar dove ogni sera compro il latte. Mi sono detta: “Quest’uomo ha fatto stranezze per me, se ora mi ferma potrei dargli una chance, magari il mio numero di telefono.
Aveva impegnato due ore di un pomeriggio normale. Meritava almeno la mia gentilezza.
Così mi ha fermato anzi mi sono fatta fermare. Mi ha detto che era un Luca normale, uno dei tanti in questa città. Che la cosa più stravagante che aveva fatto finora era seguire una donna con una busta di latte. La sua gentilezza e la sua ironia mi hanno accompagnato fin sotto il portone. Chissà forse immaginava che fossi da sola, forse sapeva… Mi ha chiesto d’entrare e l’ho lasciato ad aspettare sotto il portone, sicura che il giorno dopo lo avrei ritrovato nello stesso posto dopo il lavoro.Ed in effetti c’era, certo che c’era! Poi il resto è venuto naturale, la voglia di sentirsi importante, la sua smielata cortesia, i problemi con la moglie, il bimbo che aveva messo il primo dentino, non dormiva di notte, non faceva l’amore da tempo, ed io separata che cercavo l’amore almeno quello del letto.
Tutto normale anche quel sabato mattina quando ho aperto la porta di casa e per la prima volta da mesi l’ho tenuta socchiusa quel tanto da permettere ad un uomo di scivolarci dentro. Normale l’impaccio, le battute, il toccarsi i capelli. Normale il mio Cascella sopra il divano, l’arte, la musica, Le nozze di Figaro all’Eliseo. Normale un the e la mia gonna di lino che faceva le onde quando accavallavo le gambe. Normale i suoi occhi che s’intrufolavano appena.
Il mio decoltè coi volant dopo anni di maglie di lana. Normale la voglia dopo mesi all’asciutto, normale il suo sesso.
Dio che notte! Come son finita qui? Un momento fa ero in sala, invece ora sono seduta sul bordo del letto. Le testa tra le mani, mi gira, cerco di fermarla. Sono esausta. Ecco il telefono, di nuovo! Mi precipito…
“Pronto, pronto, pronto?” Niente, non risponde, nessuna voce è pronta!”
Ora davvero non riesco più ad immaginare chi possa essere. Sono completamente nel pallone. Domani mattina chiamo sicuramente in ufficio, dico che non sto bene, non sono in grado di alzarmi ed andare in ufficio.
“Pronto, pronto?” Rimango immobile ad ascoltare, ma non ci sono rumori, nulla, mentalmente percorro il filo, questa volta non c’è un tunnel, c’è il niente assoluto. Sto perdendo le forze…
Il telefono non ha ancora finito di squillare e bussano alla porta. Ecco finalmente Fabio. Ho la chiave in mano, pronta a consegnargliela. Così non lo faccio entrare. Il mio ex maritino prende la sua bella chiave e se ne va diritto nella sua bella casetta…
Bussano ancora. “Dio quanta fretta…”
“Un attimo!” Mi riallaccio la vestaglia.
“Chi è?”
“Polizia apra!!” Una voce femminile.
Ecco fatto! Mancava la ciliegina sulla torta e la notte è completa. Cosa sarà successo? Fabio ha avuto un incidente stradale mentre correva qui? Oppure Luca si è gettato dalla terrazza del suo splendido attico sulla via Flaminia, naturalmente di proprietà della moglie!
Guardo dallo spioncino. Eh sì, non è il maniaco che finge, è proprio la polizia. Apro.
Due donne in divisa guardano oltre la mia testa.
“Signora, c’è un uomo pericoloso che si aggira dentro questo palazzo. L’altra notte ha tentato di entrare in due appartamenti, sembra che faccia una telefonata fingendosi un inquilino del palazzo. Ci hanno segnalato ancora la sua presenza. Lei ha notato qualcosa di strano questa notte?”“No, sì, oddio, veramente squilli muti.” Allora c’è davvero il maniaco penso tra me e me.
“Ecco, appunto. Possiamo entrare? E’ sola in questo momento? C’è qualcuno in casa, oltre lei?” Non mi lasciano il tempo di rispondere, in meno di un attimo sono già nella sala che guardano sotto i divani, dietro le tende e ogni angolo sperduto della casa. Rimango immobile vicino alla porta di entrata, avrò sicuramente un’aria poco intelligente!
“Che notte!” Pure la Polizia a farmi visita! Hanno le mimetiche bagnate.
“Quanti squilli le hanno fatto?” Dice la mora.
“Tanti non saprei dire ora!” Balbetto confusa.
“Ha sentito delle voci dell’altra parte del telefono? Hanno detto qualcosa?”
“No, no, assolutamente nulla!”
“Beh come al solito. Comunque non è la sola. Se vuole stacchi il telefono.”
Non dico niente. Troppo complicato dire che non posso. Che c’è un marito, un amante… E stasera si sono messi d’accordo.
“Gradite un caffè?” Non mi viene altro da dire.
Oddio la moca!
Mi ringraziano con un cenno della testa e fanno per uscire.
“Dobbiamo controllare tutti gli appartamenti, ma signora, mi raccomando, non apra a nessuno.” Mi dice la poliziotta bionda che sembra la più esperta.
Mi lascio sfuggire: “Ma io veramente, sto aspettando mio marito.”
Si voltano e mi fissano.
“Dalle informazioni in nostro possesso sappiamo che vive da sola.”
Non so che dire. Sarebbe troppo lungo spiegare.
“Si, si vivo sola, ma …”
“Ok, non apra a persone che non conosce.” Dice l’altra sbrigativa.
“Buonanotte.”
“Buonanotte.”
Rimango dietro la porta ad origliare. Campanelli che suonano. “Polizia apra.” Avevo ragione allora! C’è un maniaco che si aggira per la zona. Ed ora che faccio? Nonostante l’abbia già fatto la polizia, faccio il giro di casa e controllo ogni finestra. Abito in un secondo piano, ma dal lato interno si può arrivare al mio balcone facilmente. Anche un bambino riuscirebbe a scavalcare la ringhiera. Un giorno o l’altro devo decidermi a mettere quelle maledette grate! Lo so che mi fanno sentire in gabbia, ma io voglio dormire tranquilla!
Sento rumori per casa e rumori sopra la mia testa. Spero che la polizia bussi e l’interrompa al più presto. Mi ripeto le parole della poliziotta, faccia attenzione non apra a nessunoE pensare che prima di andare a dormire avevo deciso d’alzarmi presto per stirarmi la gonna che metterò domani sera.
Torno in cucina. Questa notte non si dorme. Mi sbuccio una mela, metto a tostare il pane, chissà perché di notte quando mi alzo ho sempre voglia di mela con una fetta di pane. Tra poco arriverà Fabio. Spero che non incontri la Polizia. Sai che ridere se lo dovessero prendere per un maniaco? E come giustificherebbe la sua presenza qui a quest’ora di notte? Che imbarazzo!
“Signora poliziotta, ho lasciato le chiavi in casa e visto che ne avevo un paio qui dalla mia ex moglie…” Nessuno gli crederebbe mai…
Rido, sento campanelli e porte che si aprono. Mi sento un po’ più sicura ora con la Polizia nel palazzo.
Chissà come sarà cambiato, sono curiosa. Mi vengono in mente le tante promesse che prendono forma, accendo un’altra sigaretta, accetto il consiglio della poliziotta bionda e stacco il telefono. Non voglio assolutamente risentire la voce di quel bambino di Luca e poi con la fortuna che ho questa notte, sicuramente chiamerebbe quando è qui Fabio.
Oddio tra poco arriva. Come mi comporto? Vorrei essere fredda, completamente diversa da quella che sbavava al minimo cenno di ripresa, al minimo dettaglio di un suo apparente ripensamento. Due anni di certezze per non vedermi e non vederlo ed ora tutto crolla davanti ad una stupida chiave.
Torno in bagno, mi strucco, tolgo il rossetto, perché tra l’acqua e il sapone voglio che traspaia l’anima di cui vado fiera. Riallaccio tutti i bottoni disponibili. Ok sono goffa, non importa, va bene così. Se ripenso a vent’anni, ai miei candidi sogni, al giorno del mio matrimonio, alle lacrime di mia madre e mio padre. Che fine ho fatto! Da sola come un cane, sfiduciata e per giunta con la consapevolezza che gli altri portano solo guai.
Questa notte ne è l’ennesima riprova.
Bussano alla porta, sarà l’amante che piange cacciato di casa, sarà il nipote della signora che chiede un cavatappi, la polizia che ha trovato il maniaco o semplicemente un marito che si è scordato la chiave?
Sarà, ma non mi sento sicura di questa notte che potrebbe tirare fuori dal cilindro un altro coniglio di colore ancora diverso. Oltre ai bottoni allaccio e stringo la cintura della vestaglia per prevenire ogni intenzione, perché chi suona a quest’ora può essere solo un uomo che chiede o ti fa chiedere aiuto.
Apro, mi sembra cambiato, diverso, per un attimo uno sconosciuto che entra nella mia casa di notte. Non è in forma, ha gli occhi cerchiati. Mi sorride. Sarò bella? Mi lancia un bacio con lo sguardo, gli porgo la chiave. “Eccola, che sbadato! Scusami tanto, scusa il disturbo.”
Ma non va via, non accenna ad uscire, anzi, entra.
“Certo ricevere una persona a quest’ora non è il massimo dell’ospitalità!” Dico senza pensare.
“E per me non è il massimo della cortesia chiederti un caffè.”
A proposito… il caffè! E’ la terza moca che metto sul gas e poi me la dimentico.
“Dai vieni in cucina.” Decisamente la sua presenza mi rassicura.
Scruto i suoi movimenti, lo vedo già più rilassato. Appende l’impermeabile al solito posto, lo stesso posto che per anni lo ha accolto.
Indossa un pullover bianco e un paio di jeans neri di marca.
“Ti trovo bene.” Mi guarda.
“Si vabbè, ma fammi il piacere! Così in vestaglia non credo.” Accenno ad uno scettico sorriso.
“E’ passato del tempo e...”
“Senti mio caro, se vogliamo andare d’accordo per i prossimi cinque minuti ti chiedo due semplici cose: non sperticarti a farmi complimenti dicendomi che sono bella e non sono invecchiata affatto e poi ti prego non parliamo del passato!”
“Come vuoi tu.” Sembra rassegnato.
“Facciamo che non ti abbia mai conosciuto. Che sei un barbone oppure ti si è rotta la macchina proprio qui sotto e non avevi un posto dove andare a dormire, che fuori piove, che hai citofonato ad un campanello a caso, che il destino alle volte ci riserva queste notti.”
Mi guarda. “Non cambi tu, quando parli con l’anima stacchi il cervello.”
“Nonostante tutto...” Rispondo.
Attimi strascicati nei silenzi della notte. Strano, i tizi sopra le nostre teste si sono calmati.
Riprendo: “Sì ok soltanto un caffè e poi buono buono te ne vai come sei venuto…” Respiro.
“Come siamo irascibili…” Ora la butta sul sarcastico.
“E’ successo tutto questa notte e non vorrei che ci fosse dell’altro…”
“Cosa è successo?” Mi chiede prontamente, ma lascio cadere il discorso fingendo d’essermi scottata con la macchinetta del caffè. Speriamo che Luca non chiami, non vorrei arrivare all’alba raccontando al mio ex marito i miei amori falliti. Già la conosco quella faccia, lui mi guarderebbe compiaciuto da uomo indispensabile, unico sulla faccia della terra.
Ma che scema, non può chiamare! Ho staccato il telefono!
“Posso fare una telefonata? Scusa ho il cellulare scarico.” Rimane immobile.
“Ma c’è bisogno che ti accompagni? Sai dove si trova il telefono, puoi andare.”
Ora s’accorge che è staccato. Grido dalla cucina.“Sai, c’è un maniaco stanotte che si diverte a fare squilli. Prima è venuta anche la Polizia. Dice che il maniaco potrebbe aggirarsi da queste parti, addirittura dentro il palazzo.”
Dall’altra parte della parete sento la diffidenza, immagino il suo sorrisino malizioso, sono sicura che non crede ad una parola.
“Prendo il caffè amaro.” Ecco, ora sento chiaramente che sta ridendo.
“Allora vedi qualcosa è cambiato!” Stavolta rido io.
Vorrei ascoltare, ma sento solo mugugni. Faccio due passi, ma poi desisto. A chi può mai telefonare a quest’ora di notte!
Non credo stia chiamando la sua compagna… Che senso avrebbe?
Torna. “Dicevamo?”
Ha le mani in tasca, sulla difensiva, si vede che sta pensando ad altro.
Sorseggiamo il caffè in silenzio. Nessuno dei due ha pronto un argomento a piacere. Penso come sia incredibile la natura umana. Solo pochi mesi fa se lo avessi avuto tra le mani lo avrei strangolato. Ed ora a quest’ora di notte, in casa mia, siamo qui come due vecchi amici. Ed io ho voglia di sapere…
“Fabio, problemi?” Ci provo.
“Nulla, nulla.” Ma lo riconosco a miglia di distanza quando mente. I muscoli della mascella vanno da soli… La palpebra dell’occhio destro involontariamente si mette in moto.
“Al telefono non era Laura, vero?” Quasi sussurro.
Ci pensa un attimo, sta calcolando i pro e i contro, elaborando la risposta. “No, non era lei…”
“Il lupo perde il pelo, ma non il vizio…”
“Non è esattamente come credi.”
“Ancora più giovane di Laura vero?”
Mi fissa, ma lo sguardo è vuoto!
“Tu sei una strega!” Catturo il suo senso ironico ed affettuoso.
Improvvisamente il telefono. Di nuovo! Quattro squilli, poi una pausa breve, poi ancora squilli. Cavolo, Fabio ha riattaccato il telefono!
“Vedo che sei desiderata!” Mi dice, ora è lui ad avere il punto in mano.
“Scemo, non mi sembra il momento di fare battute. Ma dai ora puoi stare tranquilla, ci sono qui io.” Eccolo l’ha detto.
Ecco l’uomo indispensabile, necessario, fondamentale, prima o poi doveva uscire fuori. Così essenziale che non gli bastava una ragazzina come Laura, ora flirta con una ancora più giovane! Dio mio ma quando crescerà?
“Se vuoi ti faccio compagnia fino a domattina. Davvero dico, domani non ho nulla da fare.”
“Dai Fabio non scherzare. Hai una ex moglie, una compagna ed un’amante, non vorrai a questo punto che la tua ex moglie, ovvero io, diventi l’amante dell’amante…” Rido e scavo nei suoi occhi.
“Ad occhi e croce avrò sicuramente una trentina di anni più di lei. Sai che ridicola che sarei a fare la rivale di una ragazzina?” Lo provoco.
“Ma che dici?” E’ abile a dribblare le provocazioni. “Visto quello che ti è successo finora, mi sembrava doveroso offrirti la mia compagnia…”
“E per questa benevola compagnia, quale sarebbe il prezzo da pagare? Non credo sia gratis!”
Ci pensa, poi risponde: “Il prezzo lo stabilisci tu.”
“Dai Fabio, facciamola finita, non siamo due adolescenti, sappiamo come va a finire, quindi ora prendi questa maledetta chiave e poi dopo il caffè vai e torni nella tua tana.”
“Anche con un maniaco che incombe?”
“Anche con un maniaco che incombe.”
“Una sigaretta e vado via ok?”
“Ok, ok.”
Bussano alla porta. Apro. E’ la poliziotta bionda.
“Signora abbiamo controllato tutte le abitazioni, sembra che sia tutto tranquillo.”
“Anche quella dell’inquilino qui sopra? Sento strani rumori…”
“Tutto in ordine, stia tranquilla nessuna traccia del maniaco.” Fa per andarsene.
“E gli squilli?”
“Sembra che ci sia un contatto. Ci siamo informate, c’è un guasto nella centralina di zona dovuto al temporale, e i telefoni del quartiere sembrano impazziti stanotte.”
“Ok grazie, ora mi sento più tranquilla.”
“Le consiglio di staccare il telefono, altrimenti davvero non dorme.”
“Grazie, grazie.”
Torno in cucina. Tutto a posto, niente maniaco, i telefoni si chiamano tra loro, ora c’è solo la pratica di mio marito da sbrigare velocemente.
“Allora Fabio hai sentito? Questa notte possiamo fare a meno degli eroi. Non servi più, puoi anche andare, non sei indispensabile e soprattutto non dimenticare la chiave.”
“Ma piove, dai fammi rimanere qui!”
“Ti bagni mio caro, tanto poi il tepore della tua casetta calda ti asciugherà, con o senza la tua compagna, con o senza chi vuoi tu.”
Poggia le mani sulle ginocchia, fa un lungo respiro e fa per alzarsi sconsolato. Poi prende la decisione saggia, si alza e va verso la porta, ma sul corridoio si ferma. Si volta e mi fissa.
“Io comunque un pensierino ce l’avevo fatto.” Mi prende la mano e poi risale verso la spalla. Mi volto di scatto. La vestaglia si apre.
“Non mi dire che sei senza reggiseno.” Gli mollo un ceffone, violento sul viso. Lui ride e fa per stringermi. Mi divincolo.
“Fabio, smettila. Guarda che urlo! Ti ricordo che la polizia è ancora nei paraggi. Sei il mio ex marito, non ci vorrebbe nulla a denunciarti per stalking! Vuoi andartene con le tue gambe, per favore?”Ancora il telefono. Oh no. Ma stavolta non smette, cinque, dieci, quindici squilli. Anche la segreteria telefonica è impazzita. Non s’attiva! Rispondo. Devo rispondere.
“Oddio Luca di nuovo.”
“Ti ho svegliata?” Come al solito non mi lascia rispondere.
“Senti tesoro…”
“Non mi chiamare tesoro!” Urlo.
“Ok, ok, senti Marianna, ora dorme, sembra che la tempesta sia passata. Avevo pensato per domani, se potessimo incontrarci tutti e tre nel bar sotto il tuo ufficio, così ci spieghiamo tutto. Tu fai finta di essere una mia collega… Così giustifichiamo anche quell’incontro della scorsa settimana.” Pausa. Poi riprende.
“Io lo faccio per noi. Se lei non si tranquillizza non potremo più vederci. Che ne pensi?”
“Luca vaffanculooooo!!!!!” Scaravento la cornetta per terra.
Fabio mi guarda, è allibito. “E’ la prima volta che ti sento dire una parolaccia.”
Abbasso lo sguardo. “Ti giuro, non le ho mai dette. E’ la prima volta che…” Oddio, ma mi sto giustificando?
“Mi rendo conto d’aver perso molte puntate della tua vita.” Dice con fare disgustato.
“Beh, se è per questo, non è colpa mia! Non trovi?” Mi tremano le mani e la voce.
“Ora per favore esci immediatamente da questa casa. Grazie per la visita, quella è la porta.” Non riesco a controllare la voce.
Sono stremata, mi accascio sul divano, ma lui non se ne va. Mi segue con lo sguardo. Capisce che sto per esplodere. Si siede accanto. Che scema, dovevo resistere, resistere. Non devo piangere.
“Resisti Marianna, resisti!” Mi dico.
Lui non mi deve vedere così… Nessuno mi deve vedere così, io ce la faccio da sola, ce l’ho fatta finora e ce la farò ancora. Non voglio nessuno e non mi serve nessuno!
Lui ne approfitta, mi viene più vicino, ora è in ginocchio e mi prende la mano. L’accarezza, delicatamente la bacia ed io glielo faccio fare. Si avvicina ancora, lo sento è impaziente, si siede di nuovo accanto, mi cinge le spalle, mi tocca i capelli. Ora il collo. Sento le sue labbra quasi umide sulla guancia. Si ferma, arretra, poi cerca la mia bocca. Mi volto verso di lui e lui non si fa sfuggire l’occasione. La vestaglia improvvisamente ha due bottoni slacciati, la sua mano è sul mio seno, è vero sono senza reggiseno, senza volontà di reagire...
Lui adagia le sue labbra sulle mie. Le preme leggermente, ma non va oltre, aspetta. Sono fili di fiati, umidi e caldi, sono quasi parole senza virgole e punti. Poi la lingua si intrufola, sa di buono e di caffè. Sento il suo sapore, lo stesso di sempre. Il sapore della tranquillità, dei tempi perduti e di quelli belli. Il sapore del pane appena cotto nelle nostre gite in campagna.La salsedine e l’acqua marina. Il sapore del riparo, dell’ombrello quando piove… La tana e la culla… Lo so che ogni giorno non faccio altro che mentire a me stessa, lo so cosa cerco negli occhi degli altri. Lui intanto è andato avanti, molto avanti, ha tra le labbra il mio seno, tra le dita la stoffa delle mie mutande…
Oh Fabio, Fabio…
Eccole le sento, le muove in sintonia perfetta, sono dita di attesa che aspettano il turno, ferme ed attenti come un gatto in agguato, sanno che non è il loro posto, sanno che una mossa maldestra rovinerebbe ogni cosa. E allora stanno lì e impercettibilmente avanzano, pronte a cogliere l’attimo o almeno gli avanzi o ciò che il destino stasera può offrire.
Ecco vorrei ribellarmi, ma una parte di me le invita ad andare, non ho più le forze e questa notte mi ha stremata, qualcosa in me si è rotto e lui se ne accorge.
Oh Fabio, Fabio… se tu fossi ancora mio sarebbe un’alba stupenda, saresti stato quel pittore che colora i miei domani e non ci sarebbe stata questa notte buia, né Luca e né sua moglie, né il maniaco o il falso contatto.
E tu non ti saresti perso le chiavi perché non avresti avuto bisogno di scuse e Laura non sarebbe a Parigi e non ti starebbe tradendo… Fabio, l’ho capito sai? Ma perché non me lo hai detto? Te l’ho chiesto ed avevi la risposta, sì Laura mi tradisce ed io mi faccio la ragazzina!
Vedi non ci sarebbe stato tutto questo, o forse sì, o forse sono solo ragioni di una donna che ha perso, solo un pretesto per accettare questa mano…
Lui non ascolta perché io non parlo. Lui insiste, lo sento, ma non ci sono ragioni nella sua mano, non c’è logica per andare d’accordo, solo la voglia di sentire che cedo, solo una donna che s’abbandona lentamente, ed io cedo, cedo senza rimorso, come se in me ci fosse un motivo più grande, del tradimento, della sua compagna e della sua nuova amante. Tanto lo so Fabio che se ora ti cacciassi di casa non andresti a dormire, lo so che la chiave è una scusa e di sicuro ti accontenteresti di un’altra. Vabbè è una ragazzina, ma con la bocca ci sa fare, dillo Fabio, a me puoi dire tutto, ti ho fatto da madre e non posso condannarti. Andresti da lei vero? Busseresti disperato già pieno di voglia e le diresti tesoro ed amore solo per bisogno. Se ti cacciassi certo, ma non lo faccio, sono confusa, e poi cosa avrei risolto?
Lui non smette, eccolo lo sento, mi preme, sul fianco sento la sua erezione, tra le mie gambe la mano che esperta si muove e precisa conosce il mio ritmo lento. Fabio, non puoi accontentarti di una ragazzina! Lui intercetta il pensiero e non attende un secondo, sento la sua mano che preme sulla mia testa, ma non sta accarezzando i capelli o coccolando i pensieri che vanno da soli, lui mi sta solo accompagnando dove batte più forte la sua voglia impellente.
Ancora qualche secondo e la mia testa acconsente, lentamente scivola senza strappi ed intoppi, e mentre scende lo vedo maschio e forte che spunta tra la stoffa e la lampo. Ancora qualche secondo e non mi faccio pregare, lo afferro e m’aggrappo, come fosse un sostegno, la base e l’appoggio che cercavo da tempo, la sicurezza perduta in questi due anni.
Lo sento, sì che lo sento, è pieno di desiderio, solido e saldo come un rimpianto, sferzante e crudele come una colpa. Ancora qualche secondo, lui preme ma io ancora resisto, mi sento confusa, ma gonfia di orgoglio, chissà se la ragazzina potrebbe fare di meglio.
Ancora qualche secondo, ma una luce si accende, è viola, rossa e violenta mi acceca. Poi un tuono, un fulmine che a rami si spacca, vedo riflesso il livore, la sofferenza passata. Oddio ma che sta facendo? Che cavolo sto facendo? Ma come è possibile che io sia qui con lui? E poi questa bocca sul seno… questa mano… il suo piacere che tende. Dio che pazza! Uno sprazzo di lucidità. Mi divincolo in un lampo. Scatto in piedi come una molla. Trattengo il respiro, mi gonfio tutta e poi esplodo! Ma questa volta di rabbia! Caccio un urlo disumano, tintinnano le tazzine del servizio buono, i calici del nostro prosecco dopo l’amore!
“Fabioooooo, alzati immediatamente ed esci!”
Visto l’impeto e la collera, non c’è bisogno di ripetersi.
Quell’urlo mi ha tolto le ultime energie, crollo sul divano.
Sento la porta chiudersi, finalmente sono sola, di nuovo sola. Che tristezza tutto questo! Che tristezza mio marito, gli uomini tutti! Per loro il sesso è una cosa a parte, indipendente da tutto il resto. Vive di luce propria, non ha un passato, un futuro. Che squallido!
Dio mio, mi alzo, mi trascino, non riesco a stare in piedi. Mi metto seduta sul bordo della sedia in cucina. Un’altra moca sul gas. Questa luce arancione mi fa le mani rugose e piene di vene bluastre. Che tristezza! Sto invecchiando e non me ne accorgo.
Di fuori l’alba non accenna ad aprirsi ed io ho perso ogni energia, ma non ho più sonno. Guardo tra il vapore che esce dalla moca la mia infinita tristezza di essere sola e la mia saggezza di non volere più nessuno.
Squilla di nuovo il telefono, rimango seduta.
“Sarà un contatto!” Sicuramente è un contatto. Mi convinco mentre metto quattro cucchiaini di zucchero nella tazzina. Sorrido, amara sorrido, pensando alla dieta. Tanto a che serve? Domani troverò il tempo di andare in palestra.
Domani sì domani intanto il telefono continua a squillare…
Non rispondo! A che servirebbe?
Chiunque sia che importanza può avere ora: Fabio, Luca, il maniaco, il signore del terzo piano, l’impiegato di banca o semplicemente uno stupido contatto.
FINE
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