mercoledì 8 agosto 2012

IL MESTIERE ANTICO Rinascimento

Il Cinquecento Anche nel periodo rinascimentale la prostituzione sopravvive tra la proibizione e la tolleranza. Ad esempio Alfonso d'Aragona, re delle Due Sicilie, legalizzò di fatto lo sfruttamento condendo ad un suo confidente la "patente di roffiano". Era autorizzato, cioè, a tenere donne atte al meretricio in uno stabile civile, perché potessero concedersi all'ospite con pace e decoro. Il roffiano era autorizzato a tenere metà del prezzo pattuito, l'altra spettava alla donna. Nei primi anni del Cinquecento assistiamo parallelamente alla nascita di una nuova figura, la Cortigiana, che, nella scala gerarchica a piramide, si va a collocare nella parte più alta. Il fenomeno, da sempre relegato nel postribolo, invade i palazzi della nobiltà e i salotti mondani più esclusivi. Le puttane diventano di lusso e per la loro capacità di intrattenere e di conversare grazie anche alla loro cultura acquisiscono importanza e potere. Di pari passo il sesso da sfogo e materialità si evolve inglobando la sfera della sensualità fino all’ora esclusa nel rapporto commerciale. Le relazioni sessuali si inseriscono in una più ampia rete sociale e l’avvento delle amanti a corte rafforzano i legami tra persone influenti e regnanti. In Italia gli esempio di due favorite milanesi, Lucia Marliani e Cecilia Gallerani, evidenziano come il Ducato degli Sforza si sia rafforzato grazie alle due signore, le quali giocando sulla bellezza e la grazia, attizzarono i piaceri dei sensi ottenendo vantaggi in gioielli e proprietà. Venezia Anche a Venezia la prostituzione mai considerata illegale era sostanzialmente tollerata. Nella città lagunare si contavano al tempo oltre diecimila “case da meretrici”. Le istituzioni cercavano di limitare il fenomeno colpendo soprattutto i protettori e i mezzani e non le pute costrette “a mendicar il viver suo” facendo commercio con il proprio corpo. A Venezia i ruffiani erano obbligati a palesare il loro mestiere indossando abiti gialli. Le prostitute dovevano rientrare in casa alla sera dopo la terza campana pena una multa e 10 frustate. 15 frustate era la pena per avvicinare uomini nel periodo di Natale, della Pasqua e altri giorni sacri. Non potevano frequentare le osterie e potevano girare per Venezia solo di sabato. Un altro editto emesso nel XVI secolo rivelava un ulteriore preoccupazione e cioè quello che le prostitute riccamente abbigliate fossero scambiate per dame dell’alta società. Ragion per cui venne proibito alle puttane di strada di indossare oro, argento, seta e perle mentre le cortigiane di alto rango, quelle definite Honeste, potevano indossare lunghe e pompose gonne di raso. Nella Venezia del Rinascimento si distinguevano due categorie di puttane: quelle di basso rango che vivevano in casa malsane e che erano frequentate dal popolino e quelle d'alto rango che, per la loro libertà, erano invidiate dalle nobildonne, schiave di mille regole. I loro abiti erano elegantissimi, famose erano le loro chiome biondo-rossastro, il famoso rosso Tiziano. La prostituzione inoltre serviva a distogliere gli uomini dalla sodomia, pratica particolarmente diffusa nella Venezia del Cinquecento, per cui nessuno mai si sarebbe sognato di combattere l’adescamento e quindi il risveglio dei sensi maschili. L'omosessualità era così diffusa nella Venezia del Cinquecento che il patriarca Antonio Contarini, a fronte di una solenne supplica da parte delle prostitute, alle prese con la carenza di clienti, decise di condannare a morte i colpevoli di sodomia tramite l’impiccagione sulle due colonne della piazzetta di S. Marco. Secondo un censimento del 1509 si contavano 11.164 prostitute. La maggior parte abitavano nel quartiere delle Carampane e l’attività di concentrava tra Il Rio terà e il ponte delle Tette. Da sopra questo ponte le cortigiane si affacciavano con i seni scoperti per allietare i passanti. A volte si esibivano sopra i balconi, le famose “donne alla finestra” che in cerca di clienti esibivano i loro davanzali fioriti e profumati. Roma A Roma, i palazzi della curia erano pieni di questo tipo di donne e la Chiesa condannava duramente solo le “puttane libere” in quanto sfuggivano al controllo e al pagamento delle imposte. Infatti le comuni prostitute quando morivano non avevano diritto alla sepoltura cristiana e venivano inumate ai piedi del Muro Torto dove esisteva un cimitero sconsacrato che accoglieva tutti coloro che lasciavano questo mondo senza la benedizione della Chiesa. Tuttavia queste povere donne venivano perdonate ed evitavano la vergogna di una simile sepoltura se ad un certo punto della loro vita peccaminosa, si pentivano o addirittura si facevano monache. Quindi le puttane in grazia di Dio avevano la possibilità di ritirarsi in un monastero in Via delle Convertite e dedicato a Santa Maria Maddalena, la più celebre prostituta “convertita” della storia. La Chiesa anche in questa circostanza adocchiò il business e con l’ordinanza di Papa Clemente VIII si impose che tutti i beni di queste donne fossero devoluti al monastero che faceva da tramite verso le casse del Vaticano. In questi beni erano ricompresi anche le proprietà di quelle signore, la cui vita di piacere era stata scoperta solo dopo la morte. Le prostitute che invece facevano in tempo a redigere testamento erano obbligate a lasciare alle Convertite un quinto dei loro beni. Roma poteva così continuare ad ornarsi di palazzi, chiese, fontane... Splendidi monumenti eretti grazie alla generosità di nobili e papi, ma finanziati dal “mestiere più antico del mondo”... Con la crisi del Rinascimento assistiamo ad un rapido decadimento del fenomeno dovuto in gran parte al disprezzo esercitato dall’opinione pubblica motivato sia dall’aumento dei casi di sifilide e malattie infettive a contatto sessuale sia che i luoghi dove si esercitava tale attività divenivano sempre più ricettacoli di risse ed omicidi in forte aumento. Da considerare che tale ostracismo e l’intervento dell'autorità e del clero diede una forte impennata ai prezzi e quindi relegando il fenomeno ad una attività di nicchia. Siamo nel periodo della controriforma, quando furono chiusi i bordelli municipali e le ètuves e la Chiesa diede inizio alla "ghettizzazione" delle prostitute identificandole con segni distintivi come poteva essere per esempio il fiocco rosso.

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